Giornata di fraternità a Bisacquino del Club di Palermo insieme ai seminaristi
Bisacquino (Pa) – 1° maggio 2026. Come da tradizione atavica, il Seminario di Palermo trascorre la giornata del primo maggio “San Giuseppe lavoratore” insieme con il Serra Club. Una volta accettata la carica di Presidente, mi è venuta in mente l’idea di proporre come meta della giornata serrana un luogo nuovo, dove non si conosce il Serra Club, e di far coincidere l’aria di festa vacanziera con la spiritualità del pellegrinaggio. E così ho ripercorso la bellissima esperienza dei carissimi coniugi Bianca Barbera e Pietro Leo, che qualche anno fa hanno invitato l’intero Seminario e tutti noi soci nella loro tenuta a Cattolica Eraclea (Ag), dove abbiamo trascorso insieme una bellissima e indimenticabile giornata.
Il ricordo mi commuove ancora perché è stato un incentivo per comunicare cosa significa essere serrano: in breve… accogliere, far conoscere il territorio con la sua storia e le tradizioni popolari, e, soprattutto, pregare per le vocazioni. E quale occasione migliore se non proporre il mio paesello natio,dove si trova un Santuario intitolato alla Madonna del Balzo, meta di numerosi pellegrinaggi?E così fu.La mia proposta all’inizio ha sollevato non poche perplessità perché raggiungere Bisacquino da Palermo è un vero viaggio, un vero pellegrinaggio. 80 chilometri di strada statale, tutta curve, con manto scosceso e interruzioni, con deviazioni su strade provinciali che, soltanto con un forte spirito di immaginazione, si possono chiamare strade! Ebbene, non ci siamo arresi. Siamo partiti chi in pullman, chi con mezzi propri e siamo arrivati dopo quasi due ore di viaggio alla meta stabilita. Grazie Bisacquino, città di Maria, ci hai accolto con amore.
La giornata serrana è stata particolarmente impreziosita dalla presenza delle autorità civili e religiose che ci aspettavano al nostro arrivo, e che ci hanno accompagnato nel tour, dal sig. Sindaco, prof.
Tommaso Di Giorgio, dagli Assessori e soprattutto dai Presbiteri, Padre Decano don Domenico Mancuso, Padre Decano Emerito Mons.Rosario Bacile e Mons.Giuseppe Liberto. Bisacquino è un piccolo borgo che sorge all’interno della Sicilia e che vive soprattutto di agricoltura e pastorizia. Un tempo c’erano i famosi maestri orologiai, Famiglia Scibetta, i maestri fabbri, Famiglia Monastero, famose maestranze di falegnameria, ebanisti e soprattutto la scuola di merletti, con i preziosi ricami. Tutto questo oggi esiste soltanto nel Museo Civico, a testimonianza della ricchezza che produceva la forza lavoro di qualche decennio fa, con la bellezza dei manufatti. Questo piccolo paese è da inserire fra i borghi d’Italia perché è ricco di storia e di tradizioni popolari. Appartiene all’Arcidiocesi di Monreale, le sue origini sono molto antiche e strettamente legate alle varie dominazioni che si sono succedute in Sicilia, dagli Arabi ai Normanni e Svevi, fino all’unità d’Italia con la scomparsa di alcuni privilegi e diritti feudali. Ha dato natali a uomini illustri, al famoso regista Frank Capra, a storici , a Eccellenze Episcopali, a Canonici. È un paese dalle molte chiese che,sorte in diversi quartieri e in diversi secoli, testimoniano la cristiana religiosità degli abitanti.
Fiore all’occhiello è il Santuario della Madonna del Balzo, Patrona di Bisacquino. Detto Santuario fu dedicato alla Madonna nella seconda metà del diciassettesimo secolo perché vi si manifestò con il suo amore materno e da allora dispensa innumerevoli grazie,intercedendo presso il suo Divin Figlio. Sembra di parte il mio racconto e forse lo è, ma vi assicuro che Bisacquino merita di essere visitato. La giornata è trascorsa fra passeggiate a piedi, ammirando la meravigliosa fioritura primaverile,visitando il Museo dell’Orologio che appartiene alla famiglia Scibetta, alcune chiese dall’esterno,fra le quali il Calvario, San Vito, la Madonna delle Grazie con il suo bellissimo campanile moresco fino a raggiungere il centro storico con la grande piazza sulla quale domina la Chiesa Madre.E proprio lì, nella” MATRICE” il Rettore del Seminario di Palermo, don Antonio Mancuso ha presieduto la solenne Celebrazione Eucaristica ,assieme ai Presbiteri Formatori, don Cristian Nuccio e don Leoluca Pasqua, a Padre Decano don Domenico Mancuso e a Padre Decano Emerito Mons. Rosario Bacile, a Mons.Giuseppe Liberto ed al Diacono palermitano, don Vincenzo Sansone. La Celebrazione è stata allietata dai canti celestiali dei nostri seminaristi che hanno stupito l’intera assemblea,Sindaco e Assessori compresi.
Don Antonio Mancuso ha ringraziato tutti e, con la sua gentilezza e con il suo garbo e soprattutto con la Potenza della Parola nel giorno in cui la Chiesa celebra la memoria di San Giuseppe Lavoratore, si è conquistato la simpatia di tutti i fedeli. Grazie a don Antonio, Bisacquino ha conosciuto il Serra Club. Ed io posso affermare, con piena convinzione, che tutti abbiamo respirato lo spirito serrano con la preghiera alle vocazioni. Alla fine della Santa Messa abbiamo assistito ad un evento particolare, “la scinnuta di la Vara di lu Crucifissu“. Fra le tante processioni bisacquinesi, la più importante è quella del 3 maggio, giorno in cui per tradizione sfilano oltre 30 statue di Santi davanti alla Bara del Santissimo Crocifisso. Pertanto, dal primo maggio tutti i Confratelli e tutte le Consorelle cominciano a mettere giù, a “scinniri” tutte le statue dei Santi dai loro altari. La discesa della Vara del Santissimo Crocifisso, opera lignea di pregevole fattura, non è cosa semplice, perché è pesantissima, alta, ingombrante, antica e fragile. Portata a spalla dai confratelli, con l’ausilio di lunghe travi e a suon di campanella che dà il ritmo di manovra coordinata dal priore,viene messa giù e viene appoggiata sull’apposito trespolo. Finita tutta questa manovra, l’applauso e il grido”VIVA U SANTISSIMU CRUCIFISSO” sono d’obbligo. La Chiesa Madre, dedicata a San Giovanni Battista, è un gioiello ricco di storia e di arte. Il prof. Nicola Filippone ha affascinato l’intera assemblea con la sua spiegazione intensa, piena di fede e di cultura, suscitando la curiosità di alcuni fedeli turisti, che hanno chiesto il permesso di aggregarsi al nostro gruppo di serrani per continuare il tour e per conoscere meglio il Serra Club. E così li abbiamo incontrati al Santuario dove ci siamo recati dopo il pranzo. Alcuni temerari hanno fatto la salita (l’acchianata) a piedi rinunciando al museo civico e alla visita del quartiere ebraico, altri hanno preferito l’opzione B, che consisteva nel raggiungere il Santuario comodamente in pullman. Ebbene, arrivare al Santuario è stato il top della giornata serrana. È un luogo mistico, dove si respira l’aria di Dio. Essere lì tutti insieme e pregare, è stato semplicemente meraviglioso. Non poteva essere conclusione più bella sotto la protezione di Maria Santissima, alla quale Mons.Giuseppe Liberto ha dedicato un’ode: Donna coronata di dodici stelle, 4 in riferimento al Padre, 4 al Figlio e 4 allo Spirito Santo. Un minuto per ogni stella. Le meditazioni poetiche di Mons. Liberto sono MUSICA, sono composizioni sacre perché lui non parla, declama, canta.
Il silenzio quasi irreale, sopraggiunto alla fine della meditazione, è stato la prova che la Luce del Triona, monte sul quale si trova il Balzo che dà il nome al Santuario, si è irradiata e si è diffusa su tutti i presenti. Alla fine, il canto REGINA COELI. Noi pellegrini serrani eravamo circa 70, i bisacquinesi tantissimi. C’erano le mie consorelle della Congregazione intitolata alla Madonna del Balzo, alcune sono state mie compagne di scuola e per saluto finale ci hanno dedicato il canto mariano, in lingua siciliana “SALVI RIGINA”, pochi e semplici versi che rappresentano la vita e la morte di Cristo in terra, la Sua Resurrezione e la Sua Gloriosa Ascensione in cielo. Dopo un interminabile scambio di saluti, abbracci, baci e calorose strette di mano, siamo riusciti a salire sul pullman e siamo tornati a Palermo nelle nostre case, fra canti, inni, pennichelle e, assaggiando le famose “sfinci fritte”, generosamente offerte dal ristoratore. E così, ripercorrendo gli 80 chilometri di curve a destra e a sinistra, la famosa strada del Gattopardo (a tal uopo mi piace ricordare che nel famoso film, Luchino Visconti ha preteso l’orologio originale con le fasi lunari, opera della fabbriceria Scibetta), abbiamo trascorso un’intera giornata insieme. Siamo partiti all’alba e siamo tornati col buio, stanchi e contenti. A me, bisacquinese, non resta che dire GRAZIE A TUTTI.
Mariella Baldanza Presidente









































